Questo "raccontino" è basato su una storia vera, uscita fuori mentre con Giulio si parlava di operazioni ai testicoli in piazza delll'Ateneo Nuovo; buona lettura.
Adesso sono qui, nel mio attico in L.go Africa, Zona Ex-Fiera seduto sulla mia poltrona Frau, rossa, un pezzo abbastanza costoso, ma non mi piace parlare di soldi, nè di come li ho ottenuti. Sono un anatomopatologo; un termine che a molti di voi non dirà nulla, ma per me significa una sola cosa; morti da aprire e richiudere. Morti di morte violenta ( incidenti domestici, stradali, voi non avete idea dei modi bizzarri in cui riesce a morire la gente ), morti apparentemente naturali ma su cui è stata aperta un'inchiesta, suicidi.
Oggi è il 20 gennaio 2006, una classica giornata d'inverno, di quelle che il sole è nascosto e non ti poni nemmeno il problema ci sia o meno, tanto il colore sarà lo stesso per tutta la giornata, grigio. Quando esco dal mio posto di lavoro, la camera mortuaria, l'obitorio insomma, dietro all'Ospedale Maggiore, non ho il minimo problema a separare le mie ore passate in obitorio con le mie ore passate in salotto; torno a casa ed è già buio, mentre la città da Niguarda verso il centro scorre ai lati, con i suoi riflessi che bagnano la mia Bmw serie 6 acquistata da Briancar, colore Imola Rot, full optional: Milano, con le sue luci e tutti i suoi abitanti, che normalmente non aprono morti; almeno con lo scopo di richiuderli, s'intende.
Prima parlavo della mia abilità a conciliare un lavoro particolare come il mio ed una vita sociale; è facile, basta non avere una vita. Mi dedico infatti nel tempo libero ad andare a puttane e a transessuali; qualche mio amico mi ha suggerito di provare con la pedofilia, ma non mi va, è roba per stomaci troppo forti. Mi accontento di qualche golden shower ogni tanto, ma sono di bocca buona, alle costose escort preferisco puttane prese per strada o i classici trans.
Qualche anno fa mi è successa una cosa curiosa. Nei weekend di solito prendevo una ragazza o un trans che stessero con me sia il sabato che la domenica. Ce n'era una, come avrete già intuito, con cui mi trovavo particolarmente bene; non vi dirò il nome nè mi sforzerò di inventarne uno, ma intendiamoci, non prendetemi per uno di quelli che si innamorano delle puttane, era un pò più come l'esercente di fiducia, come il mio gioielliere in P.za Lega Lombarda, per esempio, dove periodicamente porto il mio Jaeger LeCoultre a controllare.
Come al solito, anche quel sabato il nostro incontro era improntato su del classico sesso anale, una delle mie passioni più sfrenate, su cui non mi dilungherò oltre. Bene, a un certo punto, si cambia. Mal me ne incolse. Nella foga, bagnata dal sudore della penetrazione, il mio cazzo si bloccò per un istante, infilato in quell'altro buco che non dovevo sconsacrare.
Un blocco, poi uno strappo.
Sentii uno strappo bruciante.
Presi coscienza del dolore dopo pochi secondi.
Poi cominciai a urlare; non avevo mai provato un dolore del genere, neanche quando avevo sfasciato la X5 a Madonna di Campiglio e mi ero ritrovato con diverse fratture multiple e scomposte alle gambe.
Ma come allora, avevo avuto un attimo di buio. Pam, come quando cadi per terra da bambino, ti fai male e non ti accorgi; ecco, solo che il mio pene era fratturato. Ma l'adrenalina e l'eccitazione si erano bloccate in un attimo, cominciavo ad accorgermene ogni minuto che passava. Il mio cazzo a quel punto era minuscolo, e fratturato, anzi, rotto.
Fui costretto in ospedale per qualche settimana.
Li ho conosciuto questo ragazzo, che adesso avrà una ventina d'anni, chissà che fine ha fatto.